La Canzone Napoletana
Canzone popolare o canto popolare
Si dice canzone, o canto popolare, quella composizione che è frutto di creazione collettiva o anonima, in cui il popolo esprime il propio sentimento e dove poesia e musica (canto o melodia) sono elementi inscindibili.
Il Rubieri afferma che "il popolo, infatti, non canta per creare poesia, ma crea della poesia per cantare. La onde questa perde la musica perde il verso".
La canzone o canto popolare viene trasmessa esclusivamente per via orale di generazione in generazione, subendo in ogni contrada modificazioni al testo e, talvolta, anche qualche variante musicale, perchè il canto popolare non è il canto popolare di Napoli città, ma quello di un popolo rurale e marinaro che vive nelle campagne, nelle marine, sulle montagne e nelle valli della ragione circostante.
Il canto delle sirene (come racconta Omero) o il canto d'amore della bella Partenope, hanno caratterizzato il canto popolare degli abitanti di questa terra incantata, la cui eco si perpetua, ancora oggi, nelle cadenze delle voci dei venditori ambulanti, nelle nenie marinaresche e nel ritmo frenetico delle sue tarantelle.
Del ciclo storico del canto popolare non sono rimasti documenti, ma solo un mito e una tradizione poetica e legendaria.
Uno dei primi, sicuri momenti delle espressioni potiche e canore del popolo lo ritroviamo, per concorde indicazione di studiosi, nel Satyricon di Petronius Arbiter (personaggio romano della corte di Nerone).
L'autore descrive il canto a distesa (oggi "canto a figliola") di due giovani, il grido delle venditrici di verdure e il declamare di imprese eroiche di un cantastorie.
Nelle tradizioni e nelle consetuedini popolari e rusticane ci sono, di ciò, ancora tante tracce e tanta eco: i canti popolari d'amore, stornelli di amanti e cantilene di donne, fanno di questo canto popolare l'elemento dominante che ha sempre accompagnato, nelle umili case e nel lavoro dei campi, la fatica degli uomini.
Perciò canto popolare è tutto quanto spontaneamente nasce dal popolo, quello stesso che lo trasforma e lo tramanda, poi, oralmente ai figli dei nostri figli.